QUEGLI STRANI TERREMOTI IN CENTROITALIA

QUEGLI STRANI TERREMOTI IN ITALIA CENTRALE

Adriana Zanese

ac4f05bd235d4ec9668dd7a8fc2ab405

C’è davvero da domandarsi a cosa servono i sismologi, visto che il loro compito si limita ad annotare le scosse di un terremoto già avvenuto e che una popolazione è stata decimata o le sue case distrutte. Ascoltato alla radio, uno di questi sismologi, alla domanda se sia possibile prevedere gli sviluppi di un terremoto, ha ammesso candidamente <bisognerebbe vedere quanta energia è rimasta accumulata nella faglia.> E perché non vai a misurarla? Domanderebbe qualunque persona di buon senso. Possiamo credere ragionevolmente che al principio del Terzo Millennio non esista una tecnologia capace di monitorare le faglie, con delle prospezioni a profondità di 10, 15 chilometri, anche da satelliti? E perché un velo di reticenza sembra ammantare l’argomento sismico? A cominciare dalle contraddizioni mostrate ad esempio nel terremoto ripetutosi in Italia centrale negli scorsi giorni. Cento scosse in poche ore, di cui quattro di magnitudo 5.1. “un fatto straordinario, mai registrato nella storia sismica moderna”. Queste le dichiarazioni emesse dai sismologi agli organi di informazione nell’immediatezza dell’evento, il 18 gennaio. Ma dopo poche ore la versione, diventa, “le scosse di oggi sono una diretta conseguenza del terremoto del 24 agosto scorso”. Allora qual è la verità? (La prima versione, risponderete, e noi pure). Dunque, perché i geofisici non vanno a ispezionare le faglie interessate, per accertarsi di quanta energia vi sia (vi era) accumulata nelle loro profondità? Forse qualcuno teme di scoprire che non vi è (e non vi era) energia sufficiente a scatenare un terremoto di quella portata? Non vogliamo essere sospettosi o sensazionalisti, ma l’ambiguità della materia, l’alone di tabù che la circonda, non può non farci pensare a quella che gli studiosi chiamano “teoria dell’arma sismica”. Insomma, i terremoti possono essere provocati ad arte? Si, rispondono i ricercatori; né manca una sismologia alternativa, che propugna, contro la geofisica ufficiale, che i terremoti si possono prevedere con un monitoraggio appunto delle faglie. Ma veniamo ora al cotè “romanzesco”. Per difficile che sia accorgersene, noi siamo da qualche decennio in una “guerra fredda” globale, combattuta sui mercati finanziari, in Europa una guerra degli stati del nord (Germania) contro gli stati del sud. Questa guerra fredda ha un risvolto oscuro e “caldo” nella lotta “asimmetrica” col terrorismo islamico (anche quella finanziaria/economica ha aspetti terroristici, se si pensa a quanta gente riduce alla disperazione). In questo quadro non è così assurdo aggiungere la guerra climatica e sismica, già in atto, dicono gli esperti, sul pianeta. E che non sia fantapolitica lo dimostra il fatto che dell’argomento si è occupato anche il Parlamento europeo. Ci riferiamo al famigerato Haarp (High Frequency Active Reasearch Program) un progetto scientifico (di origine americana) che usa una tecnologia basata sulla emissione di impulsi elettromagnetici. Si tratta di un’installazione militare/civile di ricerca sulla ionosfera, finalizzata ufficialmente a migliorare le comunicazioni radio. Di fatto pertiene alla sicurezza internazionale. Nato in Alaska, a Gakona, l’Haarp conta 180 antenne, le quali (secondo i teorici dell’arma sismica) emettono onde elettromagnetiche. Queste onde verrebbero fatte rimbalzare sulla ionosfera e dirette su determinate regioni della Terra ricche di faglie. Che cosa accade tecnicamente? Le onde elettromagnetiche nel colpire la ionosfera ne provocano l’innalzamento e di qui la formazione di una cupola capace di produrre una differenza di potenziale in rapporto alla zona sottostante. La faglia (di questo si tratta) subirebbe una variazione energetica tale da alterare gli equilibri sotterranei, causando la rottura delle masse rocciose in attrito. L’energia potenziale, accumulata nei punti di massima pressione tellurica, si converte così in un’enorme quantità di energia cinetica che scatena poi il terremoto.

Se l’Haarp è il progetto più sofisticato, capace di provocare anche cambiamenti meteorologici (piogge violente, gelo, nevicate abbondanti, inondazioni, uragani, slavine, etc) non è però l’unico. Può interessarvi dare altresì un’occhiata al Pamir, un marchingegno artigianale, specifico per i terremoti, che si manovra direttamente da terra, in prossimità della faglia, e che utilizza come vettore delle onde elettromagnetiche anche corsi d’acqua. Montato su un piccolo autocarro, basta un uomo per azionarlo.

Tornando all’Italia, chi e perché (quali agenzie segrete) avrebbe interesse a colpirci in questo modo a scopo dissuasivo o persuasivo? Partendo dall’assunto che, non di rado, dietro i minuetti e le schermaglie diplomatiche (a beneficio dell’opinione pubblica) si nascondono diktat e minacce inconfessabili, la risposta si trova nel ruolo della nostra nazione in Europa e, sul piano geopolitico, nella sua posizione geografica –ineguagliabile- nel Mediterraneo. Un dato è certo, dimostrato dalla storia, dal secondo dopoguerra in poi: ci sono enti più o meno occulti, che vogliono che l’Italia sia mantenuta in una perenne condizione di dipendenza, debolezza, precarietà, insicurezza sul piano economico-finanziario, sociale, etnico (l’immigrazione massiva). Soltanto a queste condizioni i suoi governi saranno manovrabili e ricattabili.

Posted in Uncategorized | Leave a comment

Wittgenstein e perché diffidare di Twitter

WITTGENSTEIN, E PERCHE’ DIFFIDARE DI TWITTER

Adriana Zanese

45527432-molti-pappagallini-colorati-in-gabbie-per-la-vendita-nel-negozio-di-animali

Nel suo “Tractatus Logico-Philosophicus” (1921) Ludwig Wittgenstein esamina il linguaggio di una popolazione primitiva dell’oceano Pacifico (forse nelle isole della Polinesia) e nota come essa manchi del vocabolo per definire il colore grigio. Non possedendolo, quella popolazione era incapace di distinguere il grigio e lo vedeva e identificava come azzurro, perdendo così una parte di realtà.

La cultura è principalmente complessità linguistica, è la lingua che dà forma e costruisce la realtà. Una lingua ricca di vocaboli e di sfumature è basilare per lo sviluppo dell’intelletto, per la capacità analitica e perciò critica degli individui e della massa. Twitter, con la sua concezione di concisione (che non è sintesi) e di rapidità della comunicazione, è fatto per negare tutto questo. Il suo fine sembra quello di ridurre la capacità e il patrimonio linguistico dei popoli (sotto ogni latitudine internautica). Ma ridurre, contrarre la gamma linguistica, e dei segni, equivale a ridurre la facoltà rappresentativa simbolica, che ha nel linguaggio la sua linfa, ovvero restringere l’estensione della realtà di cui disporre, sulla quale costruire il mondo. Se i segni vengono meno, e stiamo parlando di segni evoluti, concettuali (le immagini non lo sono, appartengono alla sfera dell’inconscio, del sogno, dell’irrazionale), se i segni concettuali vengono meno, si restringerà anche la realtà, e sarà facile condizionare, orientare individui e masse in un ambito limitato, di sopravvivenza, paragonabile alle fasi primitive della civiltà, (o se preferite del bambino che impara a parlare) quando bastavano poche parole per non morire di fame e accertarsi che l’uomo sbucato da un’altra caverna non intendeva ammazzarvi. Se invenzioni ufficialmente socializzatici come Twitter riusciranno nel loro scopo, avremo un linguaggio ridotto all’essenziale, privo di sfumature, e di conseguenza un intelletto atrofico, incapace di cogliere differenze, di distinguere tra vero e falso, sarà facile (tra un gioco social e l’altro) propinarci un mondo fatto di pochi parametri, quelli funzionali a servire gli interessi ed obbedire chi comanda. Saremo simili a polli d’allevamento in una stia, pappagallini in una gabbietta piena di giocattoli colorati (se non lo siamo già).

E’ solo un caso se twitter è la voce inglese per cinguettio? Ma to twit significa anche prendere in giro… Il che getta una luce inquietante sull’uso abbondante di twit (prendere per i fondelli) che fanno i politici per comunicare con noi.

Posted in Uncategorized | Leave a comment

GRILLO E LA GIURIA POPOLARE SUL WEB

GRILLO E LA GIURIA POPOLARE SUL WEB

Di Adriana Zanese

beppe-grillo-2

L’idea di istituire una giuria popolare sulle falsità giornalistiche pubblicate in Rete fa il paio con l’altra idea, di segno opposto, ma convergente, di censurare –cancellandoli- i falsi pubblicati dagli internauti editorialisti freelance. Riteniamo che le due proposte si equivalgano e siano da rigettare entrambe. Stiamo attenti: quando si parla di censura e di tribunali del popolo (noterete la consonanza, il clima rètro, regime versus comitati rivoluzionari) si scende su un terreno minato e la caccia alle streghe è dietro l’angolo. Premesso che la Rete deve rimanere libera (benché non lo sia, e tutti siamo controllati con discrezione da occhi acquattati nell’ombra dei social games) la questione è semplice: se qualcuno pubblica una notizia falsa, in grado di nuocere a terze persone, nomi e cognomi, se ne assume le responsabilità nelle note sedi giudiziarie. Se è falsa e basta, penserà la Rete a giudicare il falsario con i commenti; e questo valga sia per gli editorialisti non blasonati (cioè privi del tesserino dell’ordine) sia per i giornalisti titolati, i quali non sono insindacabili, ché se lo fossero, insindacabili, allora sì saremmo in un regime.

Davvero incomprensibile che l’Associazione della Stampa levi gli scudi sulla Giuria Popolare di Grillo e resti indifferente (così ci è parso) davanti alla proposta di censurare il web cancellando d’autorità i contenuti reputati falsi. Ma vediamo innanzitutto, 1) chi decide se una notizia o informazione è falsa? Dovremmo istituire una commissione apposita? 2) che cos’è una informazione vera? Il vero, la realtà, ci insegnano la filosofia e la fisica, dipendono dal punto di vista dell’osservatore. Da secoli la storia ci mostra come la verità e la realtà siano stabilite dal Potere, cioè dai pochi che comandano sui molti che obbediscono. Non abbiamo appreso dalla grande letteratura (G. Orwell, A. Huxley) che il Potere ha bisogno della menzogna per autoconservarsi e che su di essa si fonda fatalmente? Non si può dire la verità quando ci sono tante bocche da sfamare e tanti interessi da soddisfare: quelli delle èlite sono antropologicamente in contrasto con quelli della massa. Da questo dramma sono nate le grandi utopie (e falsificazioni) socialiste-comuniste del XIX secolo e gli orrori delle rivoluzioni francese e bolscevica. Quanto al Potere, certo ci sono molte gradazioni, le democrazie occidentali non sono la dittatura sovietica o nazista, e i dissidenti, cioè quelli che accusano il Potere di falsificare la realtà non vengono eliminati più fisicamente, bensì demonizzati, ridicolizzati (Grillo) o più spesso “oscurati mediaticamente”, non esistono nell’informazione e nella cultura ufficiali; ignorati dalla massa, non possono nuocere. Tuttavia, come negare che le notizie che riceviamo ogni giorno, a tutte le ore sono spesso confuse, contraddittorie, in specie quelle che arrivano dall’Europa e in materia finanziario-economica. Esempi: lunedì: l’Fmi (Fondo Monetario Internazionale) vede al ribasso le stime della crescita italiana. Martedì: la Bce dichiara di vederle al rialzo, ma che il Qe (quantitative easing) non può risolvere i problemi strutturali dell’Italia. Mercoledì: l’Istat parla dell’aumentata fiducia delle imprese. Giovedì mattina: l’Istat parla del calo della fiducia dei consumatori, cala la spesa alimentare, il pil cresce meno del previsto ed anche le imprese sono preoccupate. Giovedì pomeriggio: la Banca d’Italia ammonisce di stare attenti al debito pubblico e di tagliare la spesa pubblica, occorrono sacrifici. Venerdì mattina: la Banca d’Italia raccomanda di abbassare le tasse e di fare investimenti pubblici. Lunedì: le associazioni dei Consumatori e diversi organi di stampa lanciano l’allarme sull’imminente rincaro di tariffe e prezzi degli alimentari: una stangata per le famiglie italiane. Venerdì: enti imprecisati, col conforto di un economista, annunciano che l’Italia è in deflazione, non capitava dal 1959 (ma se non si parla d’altro da 5 anni! Ndr). Il guaio sapete qual è, per questi enti? Che i prezzi sono troppo bassi, non ci sono consumi (evidentemente perchè la gente è impoverita, ndr). La soluzione, dice fermamente l’economista, è aumentarli i prezzi, così da far crescere l’inflazione e vedrete che la gente (che non aspettava altro!) finalmente correrà a comprare! Dove si dimostra che ciò che è illogico e negativo viene fatto passare per scientificamente logico e positivo: l’economia risorgerà, non importa se le famiglie andranno a fondo.

Come può lo spettatore, il radioascoltatore minimamente attento (cioè non imbecille) non avere l’impressione che qualcosa non va, che una cortina fumogena gli venga gettata sul viso (che lo prendono per i fondelli) chissà perché? Provate ad ascoltare i notiziari, in specie gli approfondimenti, quei salotti dove gli opinionisti parlano con i poveri ascoltatori fiduciosi, pieni di lodi (ultimamente sempre meno). Quegli opinionisti ingaggiati, si direbbe, per proiettarvi in un mondo predisposto, aggiustato, un mondo prefabbricato che ha quella certa misura 4×4, e lì dentro vi invitano ad entrare e a guardare, come in una scatola dei giochi, dal cui foro si può vedere solo quella prospettiva, quella porzione di realtà immaginosa, e notate con quale tono bonario, quasi dimesso e rassicurante vi invitano, ma fermamente, a rimanere dentro la loro scatola dei fatti del mondo accomodati da loro, persuadendovi a starci buoni e contenti, ché altro non c’è da fare, perché fuori da quella scatola non c’è niente di meglio, c’è solo l’improbabile, il riprovevole, il ridicolo, il nulla.

Posted in Uncategorized | Leave a comment

GRILLO CITA ARTHUR MILLER

CHE COSA è LA LETTERATURA

di Adriana Zanese

1434728938-beppe-grillo

Nel suo comizio di chiusura referendario Beppe Grillo citava Arthur Miller press’a poco in questi termini, “Arthur Miller diceva che la verità dell’uomo, la genuinità delle cose è nella strada, il resto è letteratura”. Senonchè, osserviamo, 1) la strada, cioè il popolo, come ogni altra classe sociale, non è così genuino e spontaneo, perchè è il prodotto -oggi più che mai- della manipolazione (elaborata in laboratori di ricerca) da parte dei governanti (dei loro burattinai) che creano una realtà fittizia ai fini del consenso: si chiama “correzione psico-politica, e Arthur Miller doveva saperlo ai suoi tempi, sia dal contemporaneo Walter Lippmann, inventore della formazione surrettizia dell’opinione pubblica, sia da Noam Chomsky, uno dei primi a denunciare la manipolazione mentale delle masse da parte dei media. Dalla correzione psicopolitica (la terminologia e la prassi sono di origine staliniana) deriva oggi il “politicamente corretto” bandiera delle sante istituzioni sovranazionali che ci governano. 2) lo stesso Arthur Miller, lungi dal comporre un teatro-veritè, opera una stilizzazione degli ambienti popolari e piccolo-borghesi in chiave melodrammatica (“Uno sguardo dal ponte”, “Morte di un commesso viaggiatore”) così facendo, per nostra fortuna, letteratura. Con questo termine, oggi disprezzato dagli incolti (e dai lacchè delle grandi case editrici) deve intendersi quel livello di scrittura capace di aprire l’intelligenza del lettore a una visione critica, cioè profonda del mondo, nemica di ogni conformismo e di quella retorica illuministica/illuminatica del “buon selvaggio” così facile da propinare al popolo, dopo averlo privato della letteratura.

Posted in Uncategorized | Leave a comment

Festival L’Altra letteratura II edizione

17099926-rassegna-locandina-patrocinio-1

Image | Posted on by | Leave a comment

IL MATRIMONIO GAY? SMANTELLARE LA FAMIGLIA E’ IL MENO

IL MATRIMONIO GAY? SMANTELLARE LA FAMIGLIA E’ IL MENO

POI TOCCHERA’ ALLO STATO

di Adriana Zanese Inserra

0106g43a VALENTINO E VALENTINA

Le cronache dal Parlamento (questa scenografia residuale della democrazia) ci raccontano ogni giorno il tentativo progressivo e riuscito (da parte degli Oligarchi, chiunque essi siano) di smantellare l’ordinamento democratico e gli Stati nazionali. Da tempo, un passo dopo l’altro, in episodi apparentemente isolati, si lavora per minare le istituzioni-architrave dello Stato: la sovranità nazionale (tramite la sottrazione della moneta), la giustizia con la promulgazione di leggi che garantiscono nella sostanza l’impunità indebolendo di riflesso la sicurezza sociale (anche tramite l’accoglienza migratoria indiscriminata); si minano la privacy, le tutele del lavoro, il diritto alla salute, al malfare, all’istruzione; a titolo di compensazione si parla di legalizzare le droghe, certo per accrescere il senso di irrealtà in cui viviamo, cosa sempre utile ai governi. Bisogna mettere, come ho detto, i fatti, apparentemente indipendenti l’uno dall’altro, insieme per accorgersi di come essi combacino, tasselli di un mosaico, di un disegno sopraordinato. Tutto questo riaggiustamento ingegneristico della società (deciso altrove e da cui un giorno trarre il vero Ordine) lo chiamano “diritti”. L’inganno riesce grazie alla denominazione impeccabile, inconfutabile, diritti, parola magica con la quale da oltre un secolo si attira la gente mettendole addosso camicie di forza colorate (il popolo arancione, il popolo arcobaleno…).

La gente abituata da sempre, oggi più che mai, a sopravvivere dei propri bisogni e desideri, delle illusioni tessute per loro, come veli di maya, dall’antico-moderno potere degli stregoni, che oggi su twitter e dai cellulari parlano il linguaggio ventriloquo delle disposizioni urgenti stabilite in alto, assai più in alto di quanto esso, il popolo credulone riesca ad immaginare. Ultimamente, la frenesia di definire, determinare per legge quello che una volta era il sentimento più libero, più emozionante e più autentico: l’amore per una persona dello stesso sesso. Vogliono legalizzarlo, cioè ridurlo a un negozio giuridico, senza nemmeno il coraggio di chiamarlo matrimonio. Lo Stato etico si arroga dunque la giurisdizione della relazione irregolare per eccellenza, libertaria, ispiratrice della grande arte. Leonardo da Vinci, Beethoven, Tciaikovsky, Proust, Laurence Durrell, Costantino Kavafis, Saffo, mai avrebbero raggiunto le altezze espressive che solo un amore proibito, impossibile può ispirare. Una relazione, l’omofila, che nulla ha a che vedere con le istituzioni patriarcali, borghesi (nell’accezione brechtiana) del matrimonio e della famiglia, inventate per saldare insieme la comunità e poi lo Stato, soprattutto per conservare e tramandare la proprietà privata. Ora quelle anime irregolari che hanno fatto grande la letteratura, trasformate in animelle biedermeier, si sono arrese alla normalità, di più, alla regolamentazione e programmazione centralizzata in stile Huxley (Il mondo nuovo, dove lo Stato-laboratorio decide come devono procreare le coppie di gender composito, il sesso dei bambini e il loro orientamento sessuale futuro). Quelle anime un tempo orgogliose della propria diversità, bandiera di critica sociale, si sono lasciate irretire dalla lusinga dei diritti (che un volontario atto notarile ha sempre potuto garantire), senza sospettare che si tratta solo della corda loro elargita per impiccarsi. Dimenticando il vecchio fondatissimo detto popolare, il matrimonio è la tomba dell’amore. Ecco di fatti: l’obbligo di fedeltà, il sostegno reciproco, il dover mantenere i figli. Insomma l’amore e la convivenza per contratto, e se va male, l’incastro di doversi poi passare, con odio, gli alimenti, dopo il divorzio. E’ proprio vero che la gente ormai non cerca altro che di essere obbligata per legge a fare qualunque cosa, pur di non scegliere liberamente il proprio destino.

Vediamo la Chiesa. La sua posizione attualmente contraria non garantisce che lo sarà per sempre. (Il relativismo culturale sembra il segno di questo pontificato). Non c’è da aspettarsi che il Vaticano esprima compiutamente le proprie ragioni (l’Opus Dei potrebbe farlo) ipotizzando ad esempio che equiparare la famiglia omosessuale a quella tradizionale, cristiana, biblica, costituzionale equivale ad assimilarle, cioè a dissolverle l’una nell’altra, senza più distinguerle; ergo, a cancellare nel tempo la famiglia uomo-donna, la differenza fra i generi, e con essa, l’idea stessa di società e di Stato democratico, con le sue peculiarità e diversità (dove c’è diversità e specificità c’è dialettica e dunque libertà) in favore di una omologazione tecno-biologica-razziale e psicologica ingegnerizzata (le basi di qualunque stato totalitario).

Quanto ai figli, quei pediatri chiamati a intervenire militarmente sui massmedia, per formare l’opinione pubblica, cioè per influenzarla dichiarando con sicurezza che la psicologia di un bambino cresciuto con due madri o con due padri è la stessa degli altri bambini, hanno dimenticato quelli che Freud chiamava i modelli primari, ovvero le figure dei genitori, fondamentali nella costruzione affettiva della psiche infantile, e determinanti per l’orientamento sentimentale e sessuale del bambino, in generale per la sua vita di relazione da adulto. E’ fin troppo evidente il senso –anche storico (o di fine della storia)- di quello che si prepara, sotto il titolo di modernità: niente più famiglia, niente più Stato (che di fatto si sta sempre più ritirando cedendo il posto al privato, una contraddizione solo apparente nel Progetto di capitalismo socialista neo-sovietico), una nuova etica universalistica di indirizzo gnostico-messianico, che sostituirà il Cristianesimo. Con questo termine non deve intendersi solo la religione, ma il complesso della civiltà occidentale, con le sue importanti istituzioni giuridiche (la Chiesa è politicamente e amministrativamente l’erede dell’Impero Romano) liberali e democratiche, fondate sull’individuo. In questa nuova forma, il Superstato laico (anche la laicità è una religione e un dogma, che di fatto nega le altre religioni) non ha bisogno di individui, ma di movimenti di opinione che, grazie alla grancassa dell’Informazione militarizzata, coagulino consenso (i social network sono il loro cavallo di Troia) e si facciano megafono delle riforme necessarie ad esso (il Superstato) per insediarsi senza violenza, ovvero con la violenza chirurgica della moral suasion nell’ora dell’indottrinamento, che dura tutto il giorno, e che vede sempre più individui (solo nominali, privi d’identità) farsi proni e pronti ai diktat della necessità, della modernità e dei diritti umani.

Posted in Uncategorized | Leave a comment

L’ALTRA LETTERATURA RASSEGNA LETTERARIA

Ecco i link alla rassegna svoltasi in ottobre NELLA SALA DELLA PROTOMOTECA IN CAMPIDOGLIO con il PATROCINIO DI ROMA CAPITALE – ASSESSORATO ALLA CULTURA E SPORT

a cura del movimento L’ALTRA LETTERATURA

POTETE VISIONARLA SU RADIO RADICALE

> http://www.radioradicale.it/scheda/455726/rassegna-stampa-laltra-letteratura-prima-rassegna-nazionale-dedicata-alla

> http://www.radioradicale.it/scheda/457096/laltra-letteratura-rassegna-letteraria-2a-giornata

Posted in Uncategorized | Leave a comment