GRILLO E LA GIURIA POPOLARE SUL WEB

GRILLO E LA GIURIA POPOLARE SUL WEB

Di Adriana Zanese

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L’idea di istituire una giuria popolare sulle falsità giornalistiche pubblicate in Rete fa il paio con l’altra idea, di segno opposto, ma convergente, di censurare –cancellandoli- i falsi pubblicati dagli internauti editorialisti freelance. Riteniamo che le due proposte si equivalgano e siano da rigettare entrambe. Stiamo attenti: quando si parla di censura e di tribunali del popolo (noterete la consonanza, il clima rètro, regime versus comitati rivoluzionari) si scende su un terreno minato e la caccia alle streghe è dietro l’angolo. Premesso che la Rete deve rimanere libera (benché non lo sia, e tutti siamo controllati con discrezione da occhi acquattati nell’ombra dei social games) la questione è semplice: se qualcuno pubblica una notizia falsa, in grado di nuocere a terze persone, nomi e cognomi, se ne assume le responsabilità nelle note sedi giudiziarie. Se è falsa e basta, penserà la Rete a giudicare il falsario con i commenti; e questo valga sia per gli editorialisti non blasonati (cioè privi del tesserino dell’ordine) sia per i giornalisti titolati, i quali non sono insindacabili, ché se lo fossero, insindacabili, allora sì saremmo in un regime.

Davvero incomprensibile che l’Associazione della Stampa levi gli scudi sulla Giuria Popolare di Grillo e resti indifferente (così ci è parso) davanti alla proposta di censurare il web cancellando d’autorità i contenuti reputati falsi. Ma vediamo innanzitutto, 1) chi decide se una notizia o informazione è falsa? Dovremmo istituire una commissione apposita? 2) che cos’è una informazione vera? Il vero, la realtà, ci insegnano la filosofia e la fisica, dipendono dal punto di vista dell’osservatore. Da secoli la storia ci mostra come la verità e la realtà siano stabilite dal Potere, cioè dai pochi che comandano sui molti che obbediscono. Non abbiamo appreso dalla grande letteratura (G. Orwell, A. Huxley) che il Potere ha bisogno della menzogna per autoconservarsi e che su di essa si fonda fatalmente? Non si può dire la verità quando ci sono tante bocche da sfamare e tanti interessi da soddisfare: quelli delle èlite sono antropologicamente in contrasto con quelli della massa. Da questo dramma sono nate le grandi utopie (e falsificazioni) socialiste-comuniste del XIX secolo e gli orrori delle rivoluzioni francese e bolscevica. Quanto al Potere, certo ci sono molte gradazioni, le democrazie occidentali non sono la dittatura sovietica o nazista, e i dissidenti, cioè quelli che accusano il Potere di falsificare la realtà non vengono eliminati più fisicamente, bensì demonizzati, ridicolizzati (Grillo) o più spesso “oscurati mediaticamente”, non esistono nell’informazione e nella cultura ufficiali; ignorati dalla massa, non possono nuocere. Tuttavia, come negare che le notizie che riceviamo ogni giorno, a tutte le ore sono spesso confuse, contraddittorie, in specie quelle che arrivano dall’Europa e in materia finanziario-economica. Esempi: lunedì: l’Fmi (Fondo Monetario Internazionale) vede al ribasso le stime della crescita italiana. Martedì: la Bce dichiara di vederle al rialzo, ma che il Qe (quantitative easing) non può risolvere i problemi strutturali dell’Italia. Mercoledì: l’Istat parla dell’aumentata fiducia delle imprese. Giovedì mattina: l’Istat parla del calo della fiducia dei consumatori, cala la spesa alimentare, il pil cresce meno del previsto ed anche le imprese sono preoccupate. Giovedì pomeriggio: la Banca d’Italia ammonisce di stare attenti al debito pubblico e di tagliare la spesa pubblica, occorrono sacrifici. Venerdì mattina: la Banca d’Italia raccomanda di abbassare le tasse e di fare investimenti pubblici. Lunedì: le associazioni dei Consumatori e diversi organi di stampa lanciano l’allarme sull’imminente rincaro di tariffe e prezzi degli alimentari: una stangata per le famiglie italiane. Venerdì: enti imprecisati, col conforto di un economista, annunciano che l’Italia è in deflazione, non capitava dal 1959 (ma se non si parla d’altro da 5 anni! Ndr). Il guaio sapete qual è, per questi enti? Che i prezzi sono troppo bassi, non ci sono consumi (evidentemente perchè la gente è impoverita, ndr). La soluzione, dice fermamente l’economista, è aumentarli i prezzi, così da far crescere l’inflazione e vedrete che la gente (che non aspettava altro!) finalmente correrà a comprare! Dove si dimostra che ciò che è illogico e negativo viene fatto passare per scientificamente logico e positivo: l’economia risorgerà, non importa se le famiglie andranno a fondo.

Come può lo spettatore, il radioascoltatore minimamente attento (cioè non imbecille) non avere l’impressione che qualcosa non va, che una cortina fumogena gli venga gettata sul viso (che lo prendono per i fondelli) chissà perché? Provate ad ascoltare i notiziari, in specie gli approfondimenti, quei salotti dove gli opinionisti parlano con i poveri ascoltatori fiduciosi, pieni di lodi (ultimamente sempre meno). Quegli opinionisti ingaggiati, si direbbe, per proiettarvi in un mondo predisposto, aggiustato, un mondo prefabbricato che ha quella certa misura 4×4, e lì dentro vi invitano ad entrare e a guardare, come in una scatola dei giochi, dal cui foro si può vedere solo quella prospettiva, quella porzione di realtà immaginosa, e notate con quale tono bonario, quasi dimesso e rassicurante vi invitano, ma fermamente, a rimanere dentro la loro scatola dei fatti del mondo accomodati da loro, persuadendovi a starci buoni e contenti, ché altro non c’è da fare, perché fuori da quella scatola non c’è niente di meglio, c’è solo l’improbabile, il riprovevole, il ridicolo, il nulla.

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GRILLO CITA ARTHUR MILLER

CHE COSA è LA LETTERATURA

di Adriana Zanese

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Nel suo comizio di chiusura referendario Beppe Grillo citava Arthur Miller press’a poco in questi termini, “Arthur Miller diceva che la verità dell’uomo, la genuinità delle cose è nella strada, il resto è letteratura”. Senonchè, osserviamo, 1) la strada, cioè il popolo, come ogni altra classe sociale, non è così genuino e spontaneo, perchè è il prodotto -oggi più che mai- della manipolazione (elaborata in laboratori di ricerca) da parte dei governanti (dei loro burattinai) che creano una realtà fittizia ai fini del consenso: si chiama “correzione psico-politica, e Arthur Miller doveva saperlo ai suoi tempi, sia dal contemporaneo Walter Lippmann, inventore della formazione surrettizia dell’opinione pubblica, sia da Noam Chomsky, uno dei primi a denunciare la manipolazione mentale delle masse da parte dei media. Dalla correzione psicopolitica (la terminologia e la prassi sono di origine staliniana) deriva oggi il “politicamente corretto” bandiera delle sante istituzioni sovranazionali che ci governano. 2) lo stesso Arthur Miller, lungi dal comporre un teatro-veritè, opera una stilizzazione degli ambienti popolari e piccolo-borghesi in chiave melodrammatica (“Uno sguardo dal ponte”, “Morte di un commesso viaggiatore”) così facendo, per nostra fortuna, letteratura. Con questo termine, oggi disprezzato dagli incolti (e dai lacchè delle grandi case editrici) deve intendersi quel livello di scrittura capace di aprire l’intelligenza del lettore a una visione critica, cioè profonda del mondo, nemica di ogni conformismo e di quella retorica illuministica/illuminatica del “buon selvaggio” così facile da propinare al popolo, dopo averlo privato della letteratura.

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Festival L’Altra letteratura II edizione

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IL MATRIMONIO GAY? SMANTELLARE LA FAMIGLIA E’ IL MENO

IL MATRIMONIO GAY? SMANTELLARE LA FAMIGLIA E’ IL MENO

POI TOCCHERA’ ALLO STATO

di Adriana Zanese Inserra

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Le cronache dal Parlamento (questa scenografia residuale della democrazia) ci raccontano ogni giorno il tentativo progressivo e riuscito (da parte degli Oligarchi, chiunque essi siano) di smantellare l’ordinamento democratico e gli Stati nazionali. Da tempo, un passo dopo l’altro, in episodi apparentemente isolati, si lavora per minare le istituzioni-architrave dello Stato: la sovranità nazionale (tramite la sottrazione della moneta), la giustizia con la promulgazione di leggi che garantiscono nella sostanza l’impunità indebolendo di riflesso la sicurezza sociale (anche tramite l’accoglienza migratoria indiscriminata); si minano la privacy, le tutele del lavoro, il diritto alla salute, al malfare, all’istruzione; a titolo di compensazione si parla di legalizzare le droghe, certo per accrescere il senso di irrealtà in cui viviamo, cosa sempre utile ai governi. Bisogna mettere, come ho detto, i fatti, apparentemente indipendenti l’uno dall’altro, insieme per accorgersi di come essi combacino, tasselli di un mosaico, di un disegno sopraordinato. Tutto questo riaggiustamento ingegneristico della società (deciso altrove e da cui un giorno trarre il vero Ordine) lo chiamano “diritti”. L’inganno riesce grazie alla denominazione impeccabile, inconfutabile, diritti, parola magica con la quale da oltre un secolo si attira la gente mettendole addosso camicie di forza colorate (il popolo arancione, il popolo arcobaleno…).

La gente abituata da sempre, oggi più che mai, a sopravvivere dei propri bisogni e desideri, delle illusioni tessute per loro, come veli di maya, dall’antico-moderno potere degli stregoni, che oggi su twitter e dai cellulari parlano il linguaggio ventriloquo delle disposizioni urgenti stabilite in alto, assai più in alto di quanto esso, il popolo credulone riesca ad immaginare. Ultimamente, la frenesia di definire, determinare per legge quello che una volta era il sentimento più libero, più emozionante e più autentico: l’amore per una persona dello stesso sesso. Vogliono legalizzarlo, cioè ridurlo a un negozio giuridico, senza nemmeno il coraggio di chiamarlo matrimonio. Lo Stato etico si arroga dunque la giurisdizione della relazione irregolare per eccellenza, libertaria, ispiratrice della grande arte. Leonardo da Vinci, Beethoven, Tciaikovsky, Proust, Laurence Durrell, Costantino Kavafis, Saffo, mai avrebbero raggiunto le altezze espressive che solo un amore proibito, impossibile può ispirare. Una relazione, l’omofila, che nulla ha a che vedere con le istituzioni patriarcali, borghesi (nell’accezione brechtiana) del matrimonio e della famiglia, inventate per saldare insieme la comunità e poi lo Stato, soprattutto per conservare e tramandare la proprietà privata. Ora quelle anime irregolari che hanno fatto grande la letteratura, trasformate in animelle biedermeier, si sono arrese alla normalità, di più, alla regolamentazione e programmazione centralizzata in stile Huxley (Il mondo nuovo, dove lo Stato-laboratorio decide come devono procreare le coppie di gender composito, il sesso dei bambini e il loro orientamento sessuale futuro). Quelle anime un tempo orgogliose della propria diversità, bandiera di critica sociale, si sono lasciate irretire dalla lusinga dei diritti (che un volontario atto notarile ha sempre potuto garantire), senza sospettare che si tratta solo della corda loro elargita per impiccarsi. Dimenticando il vecchio fondatissimo detto popolare, il matrimonio è la tomba dell’amore. Ecco di fatti: l’obbligo di fedeltà, il sostegno reciproco, il dover mantenere i figli. Insomma l’amore e la convivenza per contratto, e se va male, l’incastro di doversi poi passare, con odio, gli alimenti, dopo il divorzio. E’ proprio vero che la gente ormai non cerca altro che di essere obbligata per legge a fare qualunque cosa, pur di non scegliere liberamente il proprio destino.

Vediamo la Chiesa. La sua posizione attualmente contraria non garantisce che lo sarà per sempre. (Il relativismo culturale sembra il segno di questo pontificato). Non c’è da aspettarsi che il Vaticano esprima compiutamente le proprie ragioni (l’Opus Dei potrebbe farlo) ipotizzando ad esempio che equiparare la famiglia omosessuale a quella tradizionale, cristiana, biblica, costituzionale equivale ad assimilarle, cioè a dissolverle l’una nell’altra, senza più distinguerle; ergo, a cancellare nel tempo la famiglia uomo-donna, la differenza fra i generi, e con essa, l’idea stessa di società e di Stato democratico, con le sue peculiarità e diversità (dove c’è diversità e specificità c’è dialettica e dunque libertà) in favore di una omologazione tecno-biologica-razziale e psicologica ingegnerizzata (le basi di qualunque stato totalitario).

Quanto ai figli, quei pediatri chiamati a intervenire militarmente sui massmedia, per formare l’opinione pubblica, cioè per influenzarla dichiarando con sicurezza che la psicologia di un bambino cresciuto con due madri o con due padri è la stessa degli altri bambini, hanno dimenticato quelli che Freud chiamava i modelli primari, ovvero le figure dei genitori, fondamentali nella costruzione affettiva della psiche infantile, e determinanti per l’orientamento sentimentale e sessuale del bambino, in generale per la sua vita di relazione da adulto. E’ fin troppo evidente il senso –anche storico (o di fine della storia)- di quello che si prepara, sotto il titolo di modernità: niente più famiglia, niente più Stato (che di fatto si sta sempre più ritirando cedendo il posto al privato, una contraddizione solo apparente nel Progetto di capitalismo socialista neo-sovietico), una nuova etica universalistica di indirizzo gnostico-messianico, che sostituirà il Cristianesimo. Con questo termine non deve intendersi solo la religione, ma il complesso della civiltà occidentale, con le sue importanti istituzioni giuridiche (la Chiesa è politicamente e amministrativamente l’erede dell’Impero Romano) liberali e democratiche, fondate sull’individuo. In questa nuova forma, il Superstato laico (anche la laicità è una religione e un dogma, che di fatto nega le altre religioni) non ha bisogno di individui, ma di movimenti di opinione che, grazie alla grancassa dell’Informazione militarizzata, coagulino consenso (i social network sono il loro cavallo di Troia) e si facciano megafono delle riforme necessarie ad esso (il Superstato) per insediarsi senza violenza, ovvero con la violenza chirurgica della moral suasion nell’ora dell’indottrinamento, che dura tutto il giorno, e che vede sempre più individui (solo nominali, privi d’identità) farsi proni e pronti ai diktat della necessità, della modernità e dei diritti umani.

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L’ALTRA LETTERATURA RASSEGNA LETTERARIA

Ecco i link alla rassegna svoltasi in ottobre NELLA SALA DELLA PROTOMOTECA IN CAMPIDOGLIO con il PATROCINIO DI ROMA CAPITALE – ASSESSORATO ALLA CULTURA E SPORT

a cura del movimento L’ALTRA LETTERATURA

POTETE VISIONARLA SU RADIO RADICALE

> http://www.radioradicale.it/scheda/455726/rassegna-stampa-laltra-letteratura-prima-rassegna-nazionale-dedicata-alla

> http://www.radioradicale.it/scheda/457096/laltra-letteratura-rassegna-letteraria-2a-giornata

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GRECIA: PERCHE’ VAROUFAKIS SI E’ DIMESSO

GRECIA: PERCHE’ VAROUFAKIS SI E’ DIMESSO

di Adriana Zanese

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Il ministro delle Finanze greco aveva detto che si sarebbe dimesso se al referendum avesse vinto il si. Ma avendo vinto il no, le sue dimissioni risultano incomprensibili. Bisogna sapere di un retroscena ignorato o taciuto dai media, ma forse importante per il futuro dell’Ellade. Circa un mese fa era volato in Grecia il professor Warren Mosley per prendere contatti proprio con Varoufakis. Chi è Warren Mosley? E’ un eccellente economista americano inventore della MMT, la Modern Money Theory, la teoria economica più straordinaria degli ultimi vent’anni (che riporterò nel prossimo articolo). Se ricordate, fino al giorno prima del referendum, Varoufakis aveva rassicurato il popolo greco: “Non vi preoccupate, se vince il no e la Bce ci chiude i rubinetti, noi abbiamo un piano d’emergenza: stamperemo una moneta parallela”. Dunque una moneta sovrana, che è la condizione base per l’attuazione della MMT, presumibilmente al centro del piano d’emergenza di Varoufakis. Il fatto che il ministro ellenico si sia dimesso induce a pensare che il primo ministro Tsipras non si sia trovato d’accordo su questo piano, propedeutico all’uscita della Grecia dall’euro, e che abbia optato per delle misure che il partito comunista ellenico ha subito definito “troppo dure”, pur di trovare un accordo con Bruxelles. Se si mettono insieme i pezzi del mosaico, vediamo che combaciano. Dobbiamo pensare che Tsipras, dimostrando di essere meno estremista e demagogo di quanto la Troika lo abbia fatto apparire in questi mesi, voglia lasciare alla Ue la responsabilità di una rottura definitiva. Uomo politico avveduto e lungimirante, forte di una possibile via d’uscita per il suo Paese (la Russia). In ogni modo, c’è da chiedersi: posto che la Grecia dovrà comunque sottomettersi a nuove misure di austerità, a cosa è servito il referendum? Se non forse, nella sostanza, a dare una lezione e un segnale all’Unione Europea (ai suoi manovratori occulti) che i popoli europei non sono ancora asserviti ai diktat di Bruxelles, che in Europa è rimasto un margine alla democrazia, nata proprio in Grecia. Una lezione che fa onore a un intero popolo.

Con questo margine i Comandanti di Bruxelles dovranno fare i conti nei prossimi mesi.

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LA MENZOGNA UMANITARIA

L’INVASIONE PIANIFICATA DELL’EUROPA

E LA MENZOGNA DELL’UMANITARISMO

di Adriana Zanese

Immigrazione

IL PIANO DEL SUPERSTATO:

LA SVOLTA DELLA II GUERRA MONDIALE

Se la democrazia fu (ed è) la più grande menzogna del XX secolo, l’umanitarismo lo è del XXI.

Vi raccontano quotidianamente, 24 ore al giorno a martello, di conflitti tribali e religiosi in Africa, vi mostrano gli eccidi compiuti da Al Qaeda e dall’Isis nel medio e nel vicino Oriente (Isis, come la dea dell’antico Egitto venerata nelle logge massoniche). Vi narrano di milioni di profughi in fuga da quelle terre irreversibilmente tormentate dalla miseria e dalle bombe, intere popolazioni, che simili a topi in una fogna allagata, o in una stamberga che brucia, si rovesciano fuori in cerca di salvezza. Dove non ne uccide abbastanza la carestia, le epidemie o i kamikaze, intervengono i droni Usa a compiere l’opera, e il mar Mediterraneo poi appone un sigillo alla distrazione del dio che tutto questo consente.

Gli Africani sono un miliardo e mezzo, in aumento esponenziale, una valanga demografica che viene lasciata rotolare. I mediorientali circa 400 milioni e statisticamente giovani. Quello che non vi diranno mai è che queste guerre, come le pestilenze decimatrici, come la fame endemica, non sono una maledizione biblica o dello stokòs (dove colgo colgo) sono avvenimenti pianificati con lungimiranza di oltre mezzo secolo da strateghi maltusiani e hobbesiani della geopolitica, da ingegneri sociali globali. Nel mondo mai niente avviene per caso e gli eventi che scandiscono le fasi della storia vengono fatti accadere, sopra le teste confuse dei popoli, i quali ignari li subiscono. Il denaro può tutto, è il detto popolare, ed il capitalismo, ormai finanziario, senza confini, non è solo un mezzo di potere, è il potere. Il potere non è mai autotelico (fine a se stesso) ma è sempre servito a plasmare la realtà, quasi divinamente. Ed ecco infatti quello che è stato programmato, dalle elite, sin dalla fine della II guerra mondiale: gli Stati Uniti d’America e d’Europa, di più, il Governo Unico del Mondo, passando per l’abbattimento della Russia sovietica prima (1989) e poi della Russia di Putin. Quanto alla Cina, si vedrà. (Ne avrete già letto altrove, ma giova ripeterlo per chiarire il tema). Il quale Governo Unico –scriveva Erich Fromm negli anni 60 (“La rivoluzione della speranza”) non potrà essere un governo democratico, giacché, quanto più uno stato è grande e popoloso, tanto più esso esigerà sistemi di controllo sociale capillare, tanto minori saranno i margini di libertà individuale e collettiva che si potranno concedere (ne dà già un saggio la Ue).

Il primo passo verso questo Superstato planetario doveva essere, ed è stato (sulle ceneri della Società delle Nazioni) l’istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Onu; il secondo, un antico sogno dell’Illuminismo (figlio della Massoneria ordinovista) l’Unione degli Stati Europei.

KANT AVEVA PREVISTO IL FLOP DELL’EUROPA

Vale la pena ricordare fino a che punto i costruttori dell’Europa (in buona o mala fede) abbiano forzato e distorto l’idea kantiana di una federazione europea. Kant (“Gli scritti per la pace”) poneva due condizioni per una vera Unione Europea, fondata su principi liberali: 1) che nessuno stato fosse politicamente superiore all’altro, ovvero che non esercitasse tale predominio sugli altri stati. 2) che in ciascuno stato regnasse la pace sociale. Solamente al verificarsi di questi due presupposti la federazione europea si sarebbe potuta realizzare. Quel che vediamo oggi è, non solo un’egemonia del nord Europa sul sud Europa, ma si dovrebbe parlare di guerra economica (le guerre lo sono sempre state) combattuta nei mercati finanziari, nel modo in cui, al tempo di Kant, si combatteva con gli eserciti sui campi di battaglia, spesso italiani. Il filosofo tedesco, del resto, pur auspicando per la pace, un’Europa Unita, esprimeva il proprio scetticismo circa l’eventualità che Prussia (Germania), Francia e Inghilterra rinunciassero alla propria volontà imperialistica sugli altri stati più deboli.

Oggi assistiamo allo spettacolo indecente di un gruppo ristretto di Paesi, tra cui l’Italia, il quale minaccia, insulta, ricatta ed estorce la Grecia, rea di difendersi dai diktat usurai della ex troika, ovvero gli immutabili organismi privatistico-finanziari, Ce, Fmi, Bce, che la spingono sempre più verso il suicidio. Manca inoltre, per tornare a Kant, il secondo requisito indispensabile alla federazione europea, la pace sociale. L’euro, strumento artificioso e leva della costituzione della Ue (in prospettiva della sua implosione) ha prodotto sconquassi economici nei paesi del sud Europa, perdita di democrazia, con conseguente grave disagio sociale, destinato a montare sempre più in rivolte popolari violente (la fase presente, segnata dal quantitative easing pro banche, è soltanto una tregua, prevista). In questo quadro, ecco l’immigrazione, la tragica invasione dell’Europa, per ora dell’Italia, da parte dei popoli a sud del Mediterraneo. Se aprite il telegiornale, vi capita, dopo la ennesima strage di migranti (il termine non è casuale, ma inteso a colpevolizzare gli Italiani, il significato subliminale, psico-correttivo, di strage è li avete ammazzati voi, dunque dovete prenderveli in casa, come da circolare dei prefetti); vi capiterà dunque di sentire autorevoli personalità dello Stato dichiarare timidamente e vagamente che l’Europa dovrebbe farsi carico, con gli organismi internazionali, di creare le condizioni nei Paesi di origine, affinché quei disperati non siano costretti a fuggire e ad imbarcarsi rischiosamente nel Mediterraneo, etc. etc.

Di fatti, sarebbe la soluzione più ovvia, la più umanitaria, aiutarli nei loro Paesi, senza costringerli a sradicarsi dalle loro culture e storie. La domanda allora è, perché non lo fanno? Perché in 20 anni e più (a datare dall’inizio dell’esodo africano e medioasiatico) l’Onu (controllata dalle multinazionali) voluta e fondata, sembra, da banchieri quali i Rothschild e i Rockefeller) non ha mai lanciato un piano Marshall per una ricostruzione economica dei paesi ex coloniali, impoveriti dallo sfruttamento spietato di secoli? Come mai queste regioni ricche di risorse naturali non riescono mai a risollevarsi? La risposta è, perché il colonialismo non ha mai avuto fine, si è soltanto trasformato.

IL COLONIALISMO NON E’ MAI FINITO, IERI IN NOME DELLA NAZIONE, OGGI IN NOME DELL’ UMANITARISMO

Se nel XVIII e XIX secolo erano le famiglie reali a dirigere lo sfruttamento, col concorso dei grandi banchieri, nel XX secolo si è aggiunta quella che l’aristocrazia dinastica chiama gentry, l’alta borghesia industriale, ovvero i gruppi societari internazionali. Per i dettagli circa lo sfruttamento scientificamente e cinicamente programmato dei Paesi in via di sviluppo, si legga il saggio autobiografico “Confessioni di un sicario dell’economia”, nel quale l’autore, John Perkins, ex agente della Nsa, illustra come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, coadiuvati dalla Nsa (National Security Agency) americana e dalla Cia, operino, almeno sin dagli anni 60, per innescare artatamente le condizioni affinché i paesi poveri del mondo siano costretti ad accettare aiuti umanitari finanziari attuati tramite l’esecuzione di opere pubbliche infrastrutturali da parte di multinazionali perlopiù americane, con costi maggiorati e mega-tangenti ai compiacenti governanti locali, in un circolo perverso di indebitamento senza fine. Scrive Perkins “i sicari dell’economia (Sde) sono un’elite di professionisti che hanno il compito di orientare la modernizzazione dei paesi in via di sviluppo verso un continuo processo d’indebitamento e di asservimento agli interessi delle multinazionali e dei governanti potenti del mondo. …Questi Sde non figurano al soldo del governo (Usa), ricevono lo stipendio da aziende private; perciò il lavoro sporco, se mai emerga, viene attribuito all’avidità delle imprese, anziché alla politica di governo.”

Non basta, se leggete “Libra”, di Dom Delillo, sul complotto ordito e perpetrato dalla Cia per assassinare JF Kennedy, apprenderete come gli agenti della celebre agenzia siano sovente implicati negli affari più illegali e lucrosi (droga, armi) legati al fallimento economico ed al rovesciamento di regimi non collaborativi, con induzione di guerre, nelle latitudini più depresse del mondo. In proposito va segnalato che esistono eserciti mercenari, gestiti da compagnie private; la più importante avente base in Virginia, presso Langley, sede della Cia, guarda caso. E’ sotto gli occhi (purtroppo bendati) di tutti che le guerre civili e non, esplose negli ultimi 20 anni in Medioriente e in Africa non hanno cause solamente endogene, ma vengono istigate dall’azione pelosa (se non criminale) di agenzie note per conto di altre agenzie occulte (le chiamano Ur-Lodge, potenti logge massoniche internazionali sovraordinate alla politica ed ai governi), le quali manovrano, con mezzi straordinari e fiumi di denaro (anche sporco) per mantenere in fibrillazione quelle aree strategiche, ricche di petrolio, conseguendo nel contempo un doppio obiettivo: spargere terrore nel mondo occidentale (il martellamento dei tg, ridondanti di particolari cruenti sui massacri dei fondamentalisti) e predisporci –con lo spauracchio del terrorismo- ad accettare misure vieppiù restrittive della nostra libertà (così come accettiamo già che frughino nei nostri conti correnti, col pretesto della lotta all’evasione fiscale, che non tocca mai i ricchi).

TERRORISMO ISLAMICO? COME DA COPIONE

GUERRE? BISOGNA FARLI SCAPPARE

Tesi documentate affermano che Osama Bin Laden e il Califfato di Bagdad siano stati inventati come in un copione. Il nome Isis (Iside) evoca fin troppo chiaramente l’origine frammassonica di questa formazione: chi non vuole intendere non intenda.

La stessa immigrazione di massa è un ordigno ad orologeria pilotato per destabilizzare l’Europa. Lo sfruttamento economico non è tutto. Il disegno è più ampio, è una vera strategia geopolitica di guerra globale occulta. Bisognava, e bisogna, demolire dittatori recalcitranti (Saddam in Iraq, Gheddafi in Libia) fare e disfare regimi-fantoccio (Egitto, Tunisia, Iraq, Afganistan, Siria) scatenare continui conflitti a macchia d’olio, capaci di espellere milioni di profughi dall’Africa e dal Medioriente, costringendoli a riversarsi in Europa. Bisognava creare in Europa condizioni d’indebolimento e di soggezione economica e politica. In che modo? privandoci della nostra sovranità monetaria, cioè della sovranità tout court: togli a una nazione, a un popolo il potere di stampare moneta e lo ridurrai in tuo potere, avrà bisogno di elemosinare dai banchieri i soldi in prestito a interesse, per far fronte alle sue spese; sarà in breve indebitato fino al collo, terrorizzato dallo spread. Ecco difatti il pull di banche privatistiche chiamate Bce comandarci a bacchetta.

In questa Europa ingannata da una democrazia solo nominale, depressa, (gli Europei in via di estinzione) nella quale le politiche immigratorie vengono, suicidalmente, anteposte a quelle per la famiglia autoctona (non politicamente corrette); i cittadini tartassati feudalmente, il lavoro sempre più svalutato, i lavoratori concepiti come schiavi (queste le riforme che ci chiedono da Bruxelles, insieme a quelle costituzionali orientate ad esautorare il Parlamento, la democrazia) in questa Europa la prospettiva a medio-lungo termine è, fatalmente, il ricambio degli Europei con gli Africani e i Medioasitici, più inclini a lasciarsi guidare, per non dire a sottomettersi (la storia del colonialismo lo certifica). E’ tutto ben studiato sin dagli anni 60/70 da istituti di ricerca economica e psico-sociale di massa. La questione delle quote di ripartizione su cui si discute oggi è accademica. Quel che conta è farli entrare e spargerli in tutta l’Europa. (Schengen è nato allo scopo).

 LA MENZOGNA UMANITARIA

Viene ora il punto tematico: bisognava far digerire agli Europei tutto questo sommovimento epocale (l’invasione e il loro rimpiazzo graduale). Ecco l’escamotage del secolo: l’Umanitarimo, sorretto dalla nuova caccia alle streghe, il Razzismo, le colonne Jachin e Boaz della Globalizzazione salvifica (cioè massonica). Sul versante opposto il Male: la nazione, l’identità culturale-storica, l’orgoglio della civiltà occidentale. Occorreva una propaganda irresistibile, che facesse leva sull’emotività, sui buoni sentimenti, sulla credulità della gente, una grancassa suonata su scala planetaria. Occorrevano quattrini per lavare il cervello a 500 milioni di europei, come aveva ben insegnato il primo correttore mentale di massa Walter Lippman nell’America degli anni ’20 (L’opinione pubblica). Ecco allora le multinazionali di Perkins e le grandi banche, proprietarie di tutti i mezzi di comunicazione e finanziatrici di (quasi) tutti i partiti politici (certo quelli internazionalisti) lanciare la campagna della Fratellanza Universale (anche in Orwell si chiama Fratellanza), sguinzagliare milioni di istituzioni culturali progressiste, organizzazioni non governative, economisti, sociologi, giornalisti, opinion-makers, scrittori, artisti di regime libertari, icone popolari ed altri professionisti prezzolati, per diffondere il verbo del multiculturalismo, della diversità etnica come ricchezza e panacea, senza cogliere la contraddizione che, se omologata in un unico melting pot, la diversità non è più tale e le culture ibridate o si cancellano o vince tra esse la più forte, la più numerosa, senza scampo. Vane ciance:

quel che conta è che essi devono venire qui, disperati e segregati come bestie, nei centri di accoglienza e di smistamento, costi quel che costi. Mentre noi, i grandi apparati industriali, i fabbricanti di armi, americani ed europei, continueremo ad arricchirci cacciandoveli con le nostre bombe democratiche e umanitarie, da lì, dall’Africa e dal vicino-medio oriente, a qui in Europa (e chi non li accoglie in casa propria è un razzista) perché abbiamo bisogno di nuovi schiavi che non rompano le scatole, come voi coi vostri sindacati.

IL TRAMONTO DELL’EUROPA E IL NUOVO ORDINE MONDIALE

Bisognava insomma rendere l’Europa terra franca, una mera espressione geografica (come l’Italia nella restaurazione post-napoleonica dell’occupante austriaco, già capo-Europa, Metternich): priva di sovranità economica e politica, strumentalmente contrapposta tra nord e sud, relativizzata nella sua storia, nella sua cultura via via trasdotte, diluite in quella islamica e cinese: un continente con una popolazione dal volto compositamente indistinto di bassi lavoratori, individui senza più identità culturale e perciò più facilmente condizionabili, controllabili, perché chi non ha più passato è indifferente, non ha più niente da difendere, non un’idea del mondo, eccetto quella che il Sistema gli propina in un eterno presente: l’ideologia e la religione del Consumo, quella che Russel e Marcuse profeticamente chiamavano reificazione, riduzione dell’uomo a cosa. Questo il popolo barbaro globale che stanno plasmando.

Un’Europa infine mai politica o post politica, diretta da un consorzio di banche, nella prospettiva del colpo di mano decisivo, né vicino né troppo lontano: l’instaurazione del Superstato Unico Mondiale neo-Feudale, un Direttorio di Oligarchi (banchieri ed altre elite) non più così umanitari, perché non ce ne sarà più bisogno.

Aprile 2015

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