EUROPA DIVISA: SOSPENDERE SCHENGEN NON BASTA

Il nodo è la tratta dei migranti

]di Adriana Zanese

 “Rafforzare le frontiere esterne significa lotta ai trafficanti di esseri umani  che speculano sulle vite di migliaia di disperati (dai 1400 ai 4000 euro per un imbarco) ricavandone centinaia di milioni l’anno, un reddito criminale, secondo solo al traffico della droga”

 La Danimarca ha sospeso Schengen su pressione del partito nazional-populista e questo, con l’ascesa in tutto il nordEuropa (ora anche in Spagna) di partiti antieuropei e xenofobi, è un segnale del quale l’Europa dovrà tener sempre più conto in futuro. Qualunque sia la decisione che verrà adottata dai27 inmateria di revisione di Schengen dobbiamo aspettarci che essa sarà ignorata o aggirata dai singoli governi. Intanto, malgrado un apparente allentarsi degli sbarchi sulle nostre coste e l’eclissarsi del conflitto libico, almeno nei notiziari, in Libia 750 mila profughi dall’Africa subsahariana anelano d’imbarcarsi per l’Europa (tra loro migliaia di galeotti evasi dalle carceri libiche). I trafficanti di esseri umani sono pronti ad accudirli come corvi. Gli Africani sono in fuga dalla povertà, e la guerra libica con gli altri rimescolamenti negli Stati vicini (non così spontanei come si vorrebbe far credere) sono un fattore contingente che ha soltanto accelerato un processo epocale previsto dagli storici già parecchi anni fa; processo dovuto alle condizioni di sottosviluppo di quei Paesi combinato con il boom demografico allarmante (oltre 900 milioni di abitanti in crescita esponenziale e in alta percentuale giovanile) nonché con la diffusione dei massmedia (internet, cellulari). I migranti non sognano tanto la democrazia, quanto il benessere, la ricchezza sessualizzata del mondo occidentale rappresentata in modo sgargiante e illusionistico da Internet. L’Italia, l’Europa non può accogliere un intero continente, pena la perdita della propria identità. Questa semplice e legittima premessa è certo sottesa all’ iniziativa di diversi gruppi parlamentari i quali in maniera bipartisan hanno presentato alcune mozioni in cui s’individua nel traffico criminale organizzato dei migranti la chiave per arginare il fenomeno. Gli accordi stipulati in aprile dall’Italia conla Tunisia, alle cui frontiere premono i profughi dall’Africa centroccidentale, non basteranno a fermare il flusso biblico che eromperà alla fine del conflitto con Gheddafi, sia perchéla Tunisiarifiuta il pattugliamento nelle loro acque, sia perché se i flussi aumenteranno non ci sarà sbarramento navale internazionale capace di arrestarli quando siano in atto. Bisogna allora adottare misure per scongiurare le partenze già in fase di progetto. Ciò significa istituire una rete internazionale di intelligence e una fitta cooperazione tra le polizie europee e quelle dei Paesi di migrazione o che ne sono attraversati; intese bilaterali che prevedano lo stabilirsi ad esempio di investigatori italiani nel nordAfrica allo scopo di individuare e smantellare le reti criminali del traffico migrante. In questa operazione su vasta scala non solo l’agenzia europea Frontex dovrà essere protagonista, ma la stessa Onu con una nuova risoluzione, ovvero con l’applicazione del principio di responsibility to protect già affermato nella risoluzione 1973, che prevede l’ingerenza umanitaria della Coalizione internazionale. Il governo dei flussi migratori passa attraverso provvedimenti giuridici e di ordine pubblico internazionali e nazionali. In queste decisioni componenti umanitarie e di sicurezza territoriale s’intrecciano. Va garantito il diritto di asilo con permessi temporanei a chi fugge dalla guerra (T.U. sull’immigrazione 286/98) con l’identificazione e l’accertamento dello status. Un modo migliore di gestire gli immigrati sul nostro territorio. A tal proposito va richiamatala Ueai suoi obblighi di solidarietà verso l’Italia al di là delle dichiarazioni d’intenti. L’Ue dovrà assumere il comando delle operazioni di rafforzamento delle frontiere nel Mediterraneo e un ruolo primario spetterà all’Italia, la porta di tali frontiere, proteggendo la quale si proteggerà l’Europa intera. Un punto importante delle proposte è l’attivazione di Frontex e dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati al fine di attrezzare sulle coste tunisine campi profughi nei quali poter fornire assistenza umanitaria e garantire l’identificazione dei migranti, dei richiedenti asilo in fuga dalla Libia. Misure analoghe andranno prese all’interno del corridoio umanitario già aperto in Cirenaica, dove si registrano partenze di migranti dalle zone di guerra endemica del Corno d’Africa. Pattugliamento, monitoraggio delle coste nordafricane e italiane, lotta ai trafficanti di esseri umani in un’azione coordinata internazionalmente e tesa a stringere le maglie di un’immigrazione che per le sue proporzioni potrebbe rivelarsi ingovernabile e pericolosa per la sicurezza della nostra Repubblica, con le sue infiltrazioni criminali e terroristiche, come ben documentato da un rapporto del Copasir.

 

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