Una regia dietro gli incendi?

CHI C’ e’ DIETRO GLI INCENDI CHE DEVASTANO L’ ITALIA?
Diversi giorni fa un noto politico di sinistra ha lanciato l’allarme dichiarando che dietro gli incendi che distruggono il patrimonio boschivo italiano ci sarebbe forse una regia unica, non i soliti piromani etero diretti dalla malavita organizzata o dalla mafia. Questo politico non e’ uno qualsiasi, ma un ex presidente del Copaco. Il comitato di controllo sui Servizi Segreti.
Tuttavia ne’ il Governo ha raccolto il monito (non ufficialmente) ne’ l’informazione, se non in sottotono e isolatamente.
Un silenzio che e’ in se’ una risposta.
Speriamo che almeno le procure stiano indagando, perche lasciar credere che questi incendi apparentemente coordinati su vasta scala, siano un fatto normale equivale a insultare le intelligenze di quanti in Italia hanno ancora una capacità critica, cioè di discernere il vero dal falso. forest-fire-432870_640

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Review New York

Gli Illuminati di Sion

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Il Governo segreto del mondo

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Che cosa e’ la Letteratura cap. V

Adriana Zanese
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STILISTICA. Karl Vossler fu il vero inventore della stilistica letteraria moderna. Egli deriva da Croce lidentificazione di poesia e linguaggio, senza però dissolvere (come fa Croce) la linguistica nellestetica, ma recuperando, con il concetto di forma interna (desunto da W. Von Humboldt) il momento individuale e creativo della lingua. (in tal senso storia della lingua significa storia della cultura e della civiltà di una nazione).

Per W. Von Humboldt il linguaggio è unemanazione dello spirito condizionante la funzione stessa del pensiero. Ogni lingua è caratterizzata da una forma interna, che esprime la concezione del mondo propria della nazione che la parla. (va dunque considerato il processo evolutivo, filogenetico, per cui non basta a uno straniero imparare a parlare quella lingua per acquisire il sentimento e lidea del mondo in essa contenuto). Esemplare è il saggio Sulla differenza strutturale delle lingue umane e il suo influsso sullo sviluppo intellettuale dellumanità.

LEO SPITZER: LO SCARTO DALLA NORMA.
Spitzer è un altro nume tutelare della stilistica del 900, ha fissato il binomio scarto/norma. Le teorie spitzeriane si generano da questa premessa: a qualsiasi emozione (comè lo stato psichico dellispirazione) corrisponde nel campo espressivo un allontanamento dalluso linguistico normale. Insomma, lo stile è lo scarto o deviazione dalla norma.

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MANCHESTER E IL TABU’ DELLE ORGINI

MANCHESTER, E IL TABU’ DELLE ORIGINI

Adriana Zanese

Un’altra strage di civili innocenti. Fino a quando la politica europea non vedrà e non uscirà dall’equivoco circa le origini identitarie degli islamici di seconda e terza generazione, non sarà possibile comprendere e risolvere il fenomeno del terrorismo islamista in Occidente.
Chiamare i giovani terroristi immigrati “francesi”, “britannici” o “tedeschi”, invece che libanese, egiziano o tunisino, è un errore dettato da una visione materialistica della storia, che nega le radici spirituali della civiltà e fa dell’essere umano un soggetto che agisce sulla base di leggi meccaniche di comportamento e adattamento economico/utilitario all’ambiente; una visione che contraddice e nega l’antropologia culturale classica. Nascere in un dato luogo non può tradursi –e di fatti non si traduce- in un’ identificazione culturale e sentimentale con esso e con la popolazione autoctona.
I tecnocrati europei che propagandano l’integrazione ad ogni costo (linguaggio da neo-schiavismo) farebbero meglio a leggere C.G. Jung, là dove il padre della psicologia analitica e studioso di epopee mitiche, parla di patrimonio “psico-filogenetico” e di “serie degli antenati” come realtà vivente nella coscienza profonda di ogni individuo, che non può perciò essere avulso dalla sua storia, né può esserne privato con un semplice atto di cittadinanza imposto per legge.
Ostinarsi –irrealisticamente (e pelosamente) ad ignorare tutto questo si sta rivelando, e si rivelerà, esiziale per i popoli occidentali, soprattutto in Europa. I giovani terroristi che colpiscono le città dove sono nati e cresciuti non sono dei deviati, degli psicolabili plagiati dalla propaganda jiadista sul web, no: sono semplicemente degli stranieri in terra straniera alla ricerca delle proprie origini identitarie. La radicalizzazione, termine inventato dai massmedia, è una foglia di fico della politica europea e nazionale, per cercare di non vedere la verità: questi giovani nati da immigrati non vogliono subire una identità che non gli appartiene e che sentono loro attribuita con la violenza di una imposizione da Stato etico. Si sentono etnicamente “diversi” e poiché questa diversità (la sola che ci è rimasta) non è ammessa in un’Europa mondialista (che tende a cancellare le civiltà omologandole) allora i giovani immigrati ascoltano la voce profonda della loro storia, della loro civiltà e cercano di seguirla, e seguendola incontrano l’Isis, che –in chiave cruenta- rappresenta per essi un baluardo contro il nemico storico (l’Occidente) e una promessa di riscatto da quella “integrazione” di stampo imperialista e neocoloniale alla quale finiscono per ribellarsi in modo sproporzionato. E non sono soli in questo sentimento; perché, come abbiamo sentito, gli altri giovani, gli occidentali offesi in casa propria, si difendono incendiando una moschea. Non è che l’inizio. Se e quando gli islamici saranno milioni in Europa, esploderanno guerre inter-etniche, quartiere per quartiere. Ma a pagare la cecità (o la malafede) dei governanti chiusi nei loro palazzi, sono purtroppo sempre i popoli, la gente che va per strada. La soluzione allora qual è? Restituire dignità e rispetto alle comunità immigrate creando nei loro paesi di origine le condizioni economiche per farvele ritornare e non costringerle a sradicarsi, a cancellare la propria identità emigrando. Si cominci con un impegno delle Nazioni Unite per far cessare i conflitti in medioriente. Sino ad oggi l’Onu ha dato prova di inerzia (se non di connivenza) con gli interessi dell’apparato industriale bellico (le multinazionali degli armamenti e delle ricostruzioni postbelliche) che indebita all’infinito quei popoli già sottosviluppati; un business che vale parecchi miliardi di dollari. In ultimo, va chiarito che l’odio (reale o presunto) contro l’Occidente imperialista è mal riposto: i popoli occidentali non hanno mai, non solo deciso di depredare l’Africa o l’Oriente, ma non ne hanno nemmeno saputo nulla; i nostri bisnonni sono andati a combattere guerre di conquista coloniale economica come carne da macello per arricchire le loro classi dirigenti (re, e industriali, capi di governo) con la bandiera ingannevole “in nome della patria!”. Precisazione non peregrina, questa, che serve a sfatare un altro mito (propagandato oggi da quelle stesse classi dirigenti) secondo cui noi occidentali –intendendo i popoli- dovremmo sentirci in colpa perché per secoli abbiamo sfruttato i popoli africani e asiatici e perciò abbiamo oggi il dovere di “riparare” accogliendoli illimitatamente; mentre esse –le classi dirigenti- continuano a depredarli oggi come allora arricchendosi (vedi Banca mondiale, Fondo Monetario Internazionale, tutte banche private, prestatric di denaro a interesse, e le multinazionali del lavoro sottopagato) scaricando gli oneri e i disagi su noi, cominciando con le tasse per mantenere i migranti, tagliandoci il welfare, e finendo con il lasciarci saltare in aria, massacrati dai terroristi incautamente accolti. Ultima nota: ma i terroristi come mai non colpiscono mai le grandi banche.

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